GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI

Cos’è un allevamento intensivo

(1) L’allevamento intensivo è un metodo di produzione industriale che punta a massimizzare la resa in termini di carne, latte e uova per unità di superficie. Gli animali sono allevati in strutture controllate, spesso in spazi ristretti, con un’alimentazione studiata per ottimizzare la crescita e la produzione. Questo sistema si basa su tecnologie avanzate, come sistemi automatizzati di alimentazione, illuminazione artificiale e controllo climatico.
Caratteristiche principali

  • Alta densità di animali: Gli animali vengono allevati in spazi ridotti, spesso in capannoni o recinti chiusi.
  • Alimentazione controllata: Viene somministrato cibo altamente energetico, spesso arricchito con integratori per accelerare la crescita.
  • Ciclo di produzione rapido: Gli animali raggiungono il peso di macellazione in tempi brevi grazie a diete specifiche e selezione genetica.
  • Uso di antibiotici e ormoni: Per prevenire malattie e accelerare la crescita, vengono talvolta utilizzati antibiotici e ormoni.
  • Efficienza produttiva: L’allevamento intensivo garantisce una produzione elevata con costi relativamente bassi per unità di prodotto.


(2) Gli attuali consumi di carne in Occidente sono insostenibili. Le conseguenze sono gravi per tutti: per la nostra salute, per il clima e per il nostro pianeta. Senza parlare delle condizioni degli allevamenti intensivi, vere e proprie fabbriche di carne che ignorano il benessere animale pur di soddisfare la crescente domanda del mercato.
Questa impennata della produzione è legata a una profonda trasformazione dell’allevamento, che si è specializzato, slegato dalla terra e trasformato in industria.
A sua volta, l’allevamento industriale è legato a doppio filo alla diffusione delle monocolture e di pratiche agricole che deteriorano la fertilità del suolo, compattandolo e inquinandolo con fertilizzanti chimici di sintesi e pesticidi. La maggior parte della soia e del mais coltivati nel mondo sono destinati alla zootecnia e sono Ogm.

Tutto il sistema – dalla produzione di semi a quella di fertilizzanti chimici, dei pesticidi, delle pompe idrauliche, dalla genetica animale alla produzione di mangimi, dai prodotti farmaceutici all’allevamento, alla macellazione e alla distribuzione e perfino alle compagnie nautiche che trasportano mangimi e farine attraverso il globo – è controllato, a livello globale, da una manciata di multinazionali, che continuano ad accrescere il loro raggio di azione grazie ad acquisizioni e fusioni.
Gli allevamenti intensivi sono una delle principali cause dell’antibiotico resistenza. Lo spandimento eccessivo delle deiezioni nei campi inquina le falde. Le emissioni di ammoniaca generano gran parte del particolato atmosferico (PM 2,5), ovvero le cosiddette polveri sottili. Il consumo eccessivo di carni lavorate, inoltre, per via dell’uso di conservanti (nitriti e nitrati in primis), dell’alto contenuto di sale e di alcuni metodi di trasformazione (come l’affumicatura) è legato a malattie cardiovascolari, ipertensione e ad alcune forme tumorali.
Con la campagna Slow Meat, Slow Food invita a preferire consumi ragionati e fare scelte pensando anche all’impatto sull’ambiente, al benessere degli animali e alla tutela del lavoro. Slow Meat è anche una campagna che sostiene il lavoro dei produttori di piccola e media scala che rispettano il benessere degli animali e cercano di pesare il meno possibile sull’ambiente.


(3) Dati ISPRA rivelano che gli allevamenti intensivi sono causa del 75% di tutte le emissioni di ammoniaca in Italia, la seconda fonte di formazione di polveri sottili nel nostro Paese, che ogni anno in Italia causano circa 50.000 morti premature in Italia, in particolare in Pianura Padana, territorio non a caso con una massiccia presenza di allevamenti intensivi. Nell’intero comparto dell’agricoltura, il 79% delle emissioni di gas serra si deve agli allevamenti di animali destinati al consumo umano, che generano circa il 40% delle emissioni globali di metano.
Per questo, le Associazioni Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Lipu, Terra! e WWF hanno presentato a febbraio una proposta di legge, accompagnata da un manifesto, per cambiare il sistema degli allevamenti intensivi. Dopo essere passata al vaglio degli uffici legislativi, la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi. La proposta è sostenuta anche da Slow Food.

Il problema dei rifiuti

Sempre più spesso i liquami e il letame – es. la famosa pollina – vengono utilizzati per alimentare impianti a biomassa, il cui materiale a fine ciclo in genere finisce nei campi agricoli: https://datireali.wordpress.com/2025/07/14/gli-impianti-a-biomassa/

Allevamenti intensivi autorizzati o in itinere a dicembre 2023, mappa creata con Maps di Google:

https://www.google.com/maps/d/edit?mid=1ZdrXPSoSi4HldbMiPEfF6E5TCWOc-NY&usp=drive_link


N.B: di ogni impianto censito è stata verificata l’ultima autorizzazione in essere e i principali dati visualizzati nella mappa.
Non sono stati considerati gli impianti con iter scaduti o archiviati; non sono stati considerati impianti dei quali non vi è alcuna informazione documentata.

Dei 46 allevamenti intensivi censiti, n. 36 sono di pollame, n. 8 di suini da produzione e n. 2 di scrofe. In totale si tratta di circa 7 milioni di capi per ciclo.
N.B.: per molti animali, come il pollame, durante l’anno si fanno più cicli.

1 commento su “GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI”

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