INTERPORTO, CRONACA RECENTE

Paolo Armenio, Vicepresidente Confindustria Veneto Est con delega al Territorio di Rovigo – 29.07.23 (1)
“La nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di Interporto di Rovigo SpA, con l’impegno diretto di attori cardine della Logistica quali Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale e Consorzio ZAI e di competenze esperte, è una buona notizia …”

Comune Rovigo, settore Urbanistica DETERMINAZIONE N. 2090 DEL 12/06/2024 (2)
CONFERIMENTO INCARICO AD AVVOCATO ESTERNO ALL’ENTE – AVV. ALESSANDRO VERONESE – MDA STUDIO LEGALE E TRIBUTARIO – ASSISTENZA LEGALE EXTRA-GIUDIZIALE IN MATERIA URBANISTICA RELATIVAMENTE AD ASPETTI E PROFILI INERENTI ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLE ZONE PRODUTTIVE E PORTUALI DI ROVIGO – CIG: B203E924B2

Dina Merlo, ex assessora all’Ambiente Comune di Rovigo – 14.07.24 (3)
“Si parte da Borsea con l’annuncio di voler presto modificare l’articolo 23 del regolamento di Interporto, introdotto e in vigore dai tempi dell’amministrazione del sindaco Fausto Merchiori, che vieta ancora oggi l’inserimento di nuove attività produttive inquinanti nella zona limitrofa al centro urbano della frazione e che ha consentito finora una protezione del livello di qualità dell’ambiente rispetto agli insediamenti nella vicina area interportuale.” …
“Questa modifica, apparentemente solo di carattere formale, apre la strada ad insediamenti impattanti senza che nelle valutazioni ambientali possano più essere richiamati i principi di tutela dei cittadini residenti. Paradossalmente questa solerzia nel cambiare le regole urbanistiche, proprio nel momento in cui investimenti regionali in Interporto e le opportunità di insediamenti nella logistica legati alle ZLS, potevano consentire un orientamento produttivo compatibile con le esigenze della cittadinanza.”

Giacomo Prandini, segretario del circolo rodigino del PD – 29.07.24 (4)
… La norma era nata ai tempi della giunta Avezzù a inizio del duemila, per evitare l’arrivo dell’allora Ecoservizi, ditta bresciana che voleva realizzare un impianto di trattamento rifiuti, la norma venne ritoccata dalla successiva giunta Merchiori, per definire ancor più un tipo di insediamenti non impattante, mirata alla logistica e altre produzioni che non inquinano.
Secondo alcuni tali definizioni avrebbero impedito l’arrivo di industrie, secondo altri sono state utili per evitare, per esempio, il Cementificio, vincendo anche al TAR. …
Prandini sottolinea che “è tempo che l’argomento entri finalmente anche nell’aula del consiglio comunale per un esame approfondito e pubblico, e una ricognizione critica sulla adeguatezza ed efficacia degli strumenti di cui dispone l’amministrazione per assecondare al meglio un processo che tutti immaginiamo complesso, ma irrinunciabile.
Fra questi rientra lo storico articolo 23 approvato anni fa , giunta Merchiori, allo scopo immediato di scongiurare l’insediamento di due stabilimenti altamente inquinanti; è servito pertanto più che altro a limitare la discrezionalità del sindaco che il complesso di norme, già allora di salvaguardia, comunque lasciava.
Col tempo ha finito per assumere quella fama di ostacolo insormontabile che potrebbe aver scoraggiato (in qualche caso verosimilmente) chi avesse pensato di collocare attività produttive nell’area.”

Per questo motivo Prandini conclude evidenziando che “è una situazione da soppesare in modo pragmatico e condiviso, atteso che nel tempo molte cose sono cambiate ma che non sussistono attività produttive prive di rischio ambientale. Riteniamo perciò giusto farne oggetto di discussione allo scopo di ricercare efficienza senza aggravare i rischi.”

Vanni Destro, Portavoce della Rete dei Comitati polesani per l’Ambiente – Movimento 5 Stelle di Rovigo – 31.07.24 (3)

… “Per evitare che il Comune di Rovigo diventi la “pattumiera” del Veneto, dove collocare le attività altrove indesiderate, l’articolo 23 – che regola le attività insalubri nelle aree dell’Interporto – va mantenuto ed esteso a tutto il territorio comunale” conclude Destro. …
“Qualcuno ritiene che non eistano aziende a zero impatto ambientale, esistono però aziende più o meno inquinanti e dannose per i cittadini, quindi perché dovremmo togliere una garanzia per la salute delle persone e l’ambiente?” si chiede il Movimento 5 Stelle di Rovigo.

Paolo Armenio, Vicepresidente Confindustria Veneto Est con delega al Territorio di Rovigo – 03.08.24 (4)

… «Le nostre imprese hanno incorporato la sostenibilità come un fattore imperativo di sviluppo», afferma il vicepresidente Paolo Armenio. Uno sviluppo «che porta benessere alla comunità senza intaccare l’ambiente e il territorio, anzi valorizzandoli come punti di forza dell’habitat sui quali continuare a investire, coniugando gli obiettivi di sostenibilità, ambientale, economica e sociale, con lo sviluppo della competitività e la capacità attrattiva di nuovi investimenti produttivi».
…
Secondo Confindustria quella norma del 2008 «ha inibito qualsiasi progetto di insediamento e sviluppo (oltre metà degli 1,5 milioni di metri quadri sono disponibili, ma deserti), per renderla meglio attrezzata e più attrattiva per le attività manifatturiere, artigianali e industriali, senza deflettere minimamente da un quadro di regole stabile e certo per la salubrità e la tutela dell’ambiente».
Le modifiche
Gli Industriali propongono di cancellare la frase che parla di evitare “ogni ulteriore aggravio della salubrità e della qualità dell’ambiente circostante, come tutelato dalle norme vigenti e dalle pianificazioni di settore”, arrivando a un articolato che dice solo che chi si insedia dovrà evitare “possibili danni alla salute dei suoi abitanti”. Più avanti si punta a dire che chi si insedia potrà farlo se gli organi competenti in materia igienico-sanitaria e ambientale attestano che sono rispettati i limiti della qualità dell’aria e ambiente stabiliti a tutela della salute. Via, allora, la frase che venga certificata (tra virgolette quanto da togliere) “l’assenza di aggravamento della salubrità ambientale” nel progetto, non più “nell’area” di quest’ultimo.
«Due aspetti sono strategici per lo sviluppo sostenibile e l’attrattività – riprende Armenio – un sistema moderno ed efficiente di infrastrutture e logistica e la semplificazione e certezza delle procedure, meno discrezionali e vincolistiche. Per il primo occorre accelerare e puntare con decisione alla realizzazione delle opere infrastrutturali previste, per il secondo occorre uno snellimento degli iter e un’impostazione che non sia pregiudizialmente anti-industriale».
Il vicepresidente sottolinea di apprezzare «l’approccio costruttivo di Cgil, Cisl e Uil» sul modificare la norma «e il richiamo al Patto per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile volto a perseguire, attraverso le relazioni industriali, questi obiettivi». Così vi è l’auspicio che l’articolo 23 «diventi il terreno di un confronto serio e approfondito, nelle sedi istituzionali, sottratto al gioco strumentale (e inconcludente) di contrapposizioni preventive o di rivalse personali e disinformazione lesiva del bene comune. E segni l’avvio di un metodo di dialogo funzionale a ripensare il territorio come un ecosistema ben attrezzato nelle reti e nei servizi, capace realmente di favorire e attrarre investimenti, elementi indispensabili per creare valore aggiunto in termini economici, sociali e di innovazione. E invertire così una dinamica d’impresa e del lavoro in calo e le occasioni di sviluppo perse (anche di recente), nonostante le potenzialità del territorio».

Andrea Borgato, presidente del gruppo V.Bachelet e consigliere Civica per Rovigo – 08.08.24 (3)

La proposta di Armenio – secondo Borgato – rischia di “sfasciare” per sempre quella sottile linea di salvaguarda ambientale che ha permesso, sino ad ora, a Borsea e ai comuni limitrofi di contenere i danni alla salute pubblica, soffrendo già una posizione infelice in quanto prossimi a tutta la zona industriale.
Ci chiediamo perché quei 1,5 milioni di metri quadri ancora liberi non possano essere resi funzionali alla reale vocazione di quell’area, deputata alla logistica, con un progetto che finalmente consenta di creare opportunità di sviluppo che ottimizzino l’interscambio mercantile facendo funzionare, una volta per tutte, il sistema di trasporto gomma-ferro-acqua? O è più semplice rispondere alle richieste “interessate” di un’altra parte del Veneto che ha bisogno di fare pulizia a casa propria sfruttando quel Polesine e quella Rovigo che politicamente contano ancora troppo poco? Non si tratta di fare “disinformazione lesiva del bene comune”.
“Il nostro territorio deve promuovere uno sviluppo che sia consono alle sue potenzialità e peculiarità e non diventare “proprietà” altrui con progetti industriali estranei alle nostre caratteristiche”.

Palmiro Franco Tosini, consigliere comunale PD – 20.09.24 (3)
Per quanto riguarda la già manifestata volontà di modifica dell’art. 23 del regolamento urbanistico di Interporto, Tosini commenta: “Non ci troviamo d’accordo con chi sostiene semplicisticamente l’opportunità di elidere dal testo vigente l’espressione “ogni ulteriore aggravio” che non consentirebbe in quell’area, a detta del Sindaco e di Confindustria, neppure l’attivazione di una semplice caldaia di un’abitazione, ignorando, oltre alla normativa statale, il principio di precauzione di diritto comunitario (direttiva 99/62/CE) in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria”.
Per Tosini, inoltre, la discussione dovrà coinvolgere anche i Comuni limitrofi di Bosaro e Pontecchio Polesine.

Giunta Comune Rovigo – 21.11.24 (2)
VERBALE DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 264 DEL 21/11/2024
ATTO DI INDIRIZZO AL SETTORE “URBANISTICA” IN MERITO AL PIANO PARTICOLAREGGIATO PER LE ZONE PRODUTTIVE E PORTUALI DI ROVIGO

Palmiro Franco Tosini, consigliere comunale PD – 26.11.24 (3)
“Lo scorso Ottobre avevo inviato al Sindaco, a ciascun Consigliere e componente di Giunta, con l’intento di poter fornire un contributo consapevole al confronto in Consiglio, il mio parere sulla questione, dopo averla esaminata dal punto di vista normativo-giurisprudenziale, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato n. 2964 dell’11/5/2020.
Concludevo che non si dovesse accedere ad alcuna modifica del citato art. 23 NTA; opinione personale che avrei voluto confrontarla con chi, magari per partito preso, è di diverso avviso”
ricorda Tosini.
“Osservavo che il CdS precisava con la propria decisione che, anche a prescindere dalla questione urbanistica relativa al rispetto delle norme tecniche di attuazione del Piano particolareggiato, la classificazione quale industria insalubre, ai sensi dell’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie (R.D. 1265/1934) comporta l’applicazione comunque dei poteri generali di controllo su tali attività attribuiti al Sindaco da tale disposizione. La giurisprudenza consolidata del CdS ritiene, infatti, che le disposizioni degli artt. 216 e 217 del R.D. 1265/1934 attribuiscano al Sindaco, ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere tecnico ha funzione consultiva ed endoprocedimentale, un ampio potere di valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate “insalubri” per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle pur rispettabili dell’attività produttiva, anche prescindendo da situazioni di emergenza.
Ora, è evidente che alla luce dell’orientamento espresso dal CdS la modifica che Confindustria vorrebbe apportare all’art. 23 NTA Interporto di Rovigo sia del tutto inutile, non sortendo alcun effetto pratico nel senso auspicato da Confindustria Veneto e da chi condivide tale posizione.
Non si supererebbe cioè, l’ampio potere di valutazione in capo al Sindaco, della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate insalubri.
Né si supererebbe “i/ principio di precauzione” di diritto comunitario, che obbliga le autorità competenti di adottare tutti i provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse di tali valori sugli altri interessi concorrenti.
Non è da sottovalutare infine che Rovigo è forse il comune più inquinato del Veneto, già indicato dalla Regione in zona “A” di rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme per il PM10. Anche per tale motivo ogni intervento sulla modifica dell’art. 23 si appaleserebbe privo di qualsiasi finalità pratica.
Pertanto fare riferimento all’opportunità di riformare l’art. 23, con il pretesto di implementare uno sviluppo industriale e lavorativo, è del tutto errato. Forse le norme da cambiare sono altre come da più parti sostenuto. Tutto questo meritava un approfondimento che ci è stato negato.
Con il consigliere Diego Crivellari non potevamo che stigmatizzare la scelta di questa Amministrazione di aver voluto evitare un confronto in Consiglio che avrebbe contribuito a una seria presa di coscienza e ad esprimere un voto più consapevole.
Quando si discute su temi, come la salute e l’ambiente, le posizioni preconcette e di partito non dovrebbero condizionare il voto e il confronto in un consesso consiliare avrebbe, forse, dato qualche elemento in più per decidere responsabilmente”
conclude Tosini.

Torna in alto