L’Interporto di Rovigo è una struttura di scambio per trasporti intermodali ubicata nell’area di Borsea, nella parte sud est del capoluogo polesano Collegato tramite l’idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante con il mare Adriatico e, via terra, su rotaia alla stazione ferroviaria di Rovigo e su gomma con l’Autostrada A13 (sull’asse Nord-Sud) e la Strada statale 434 Transpolesana (verso ovest), si prefigge di fornire un’alternativa ai canali di trasporto tradizionali integrando ai vettori stradale e ferroviario quello fluvio-marittimo, anche in funzione del trasporto di strutture di grandi dimensioni. (1)

(2) Il capitale sociale dell’Interporto di Rovigo è di 8.836.160,37 euro, con scadenza fissata al 31 dicembre 2050. La principale quota di partecipazione nell’Interporto di Rovigo SpA è detenuta da Infrastrutture Venete srl (Regione Veneto), con il 42,1605%. Altre quote sono detenute da vari enti, tra cui il Consorzio ZAI (al 35% circa del Comune di Verona) detiene una quota del 7,15%, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale Porti di Venezia e Chioggia (AdSP) con l’1,39% (quota ex Provincia di Vicenza, 2024), dal Comune e dalla Provincia di Rovigo.
L’Interporto di Rovigo è stato approvato in Consiglio Comunale il 15 dicembre 1994
con delibera 167, in ossequio alla Legge 240/1990, che riguardava interventi dello Stato per la realizzazione di Interporti finalizzati al trasporto merci e in favore dell’intermodalità.
L’Interporto ha lavorato per valorizzare il patrimonio realizzato con denaro pubblico, stiamo parlando di quasi 110 miliardi di lire che sono stati spesi fra gli interventi sull’asta navigabile e le infrastrutture, cioè piazzale, sede e banchina.
Interporto srl, pur non avendo una proprietà sull’intera area ma solo una parte limitata, perché c’è anche una parte privata, mantiene una funzione di controllo, soprattutto sulle tipologie di insediamento, che devono essere consone alla modalità di trasporto che la stessa Società offre, condizioni essenziali, cioè l’intermodalità. Lo Stato, anzi la Regione, ha erogato dei soldi purché si facesse ricorso alla intermodalità: motivo per cui è stato dato il finanziamento.
Deliberazione Giunta Comunale n. 244 del 21.11.2007, esecutiva, è stata adottata la variante 5 …
Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale n. 9, 15 febbraio 2008
Piano particolareggiato delle zone per attrezzature produttive e portuali. Variante n. 5 ai sensi dell’art. 11 della L.R. 61/85. Approvazione.
Voti favorevoli 23 (Baldoin, Buson, Candita, Curina, Fiorenzato, Guerrato, Libralon, Maldi, Masin, Mazzo, Merchiori, Montagnolo, Nonnato, Osti A., Papuzzi, Pavarin, Picininno, Romanin, Rossi, Ruzzante, Scarinzi, Turcato, Zennaro).
Voti contrari 8 (Avezzù, Bimbatti, Guarnieri, Mancin, Piscopo, Settini, Stocco, Zangirolami).
Astenuti 1 (Bedendo).
N.B.: in questa occasione è stato modificato l’art. 23.
Art. 23 FUNZIONI AMMISSIBILI
Le funzioni ammissibili nelle varie zone sono quelle discendenti dalla denominazione delle zone specificate all’art. 5.
In considerazione della vicinanza del Piano particolareggiato ‘Interporto’ ai centri abitati delle frazioni di Borsea e Sant’Apollinare, nonché dei comuni di Pontecchio Polesine e Bosaro, i cui abitanti vivono in una zona già particolarmente compromessa ed insalubre, dal punto di vista della qualità ambientale ed igienico-sanitaria, dalle attività industriali esistenti, nessun esercizio produttivo, la cui attività rientri tra quelle disciplinate dal D.Lgs. 238/2005, D.Lgs 152/2006 parte seconda e/o incluse tra quelle insalubri di prima classe previste dall’art. 216 del R.D. 1265/34, e che comunque non corrispondano esclusivamente alle caratteristiche previste dalla lettera E) dell’art.5, potrà insediarsi nella suddetta area, a meno che il gestore non metta in atto adeguati e concreti interventi per evitare ogni ulteriore aggravio della salubrità e della qualità dell’ambiente circostante, come tutelato dalle norme vigenti (D.Lgs. n. 351/1999) e dalle pianificazioni di settore (Piano regionale della qualità dell’ Aria), e possibili danni alla salute dei suoi abitanti.
Pertanto alla domanda di permesso di costruire si deve allegare una relazione tecnica, finalizzata alla richiesta di un parere igienico-sanitario ed ambientale agli organi competenti, inerente il ciclo delle lavorazioni previste nonché una descrizione particolareggiata sulla consistenza delle acque di rifiuto, dei fumi, delle esalazioni, delle polveri e dei rumori, nonché una descrizione di ogni ulteriore intervento necessario ad evitare gli aggravi della salubrità e della qualità dell’ambiente.
Sono comunque vietati in tutte le zone specificate dall’art. 5 delle presenti N.T.A. (Norme Tecniche di Attuazione) impianti di stoccaggio definitivo e provvisorio se indipendenti dalle singole attività produttive con trattamento e recupero rifiuti speciali e pericolosi e comunque tutti i materiali insalubri ai sensi della normativa vigente.
Ricostruzione di alcuni passaggi storici grazie a interventi di Matteo Masin
L’articolo 23 non se l’è inventato la Giunta Merchiori, bensì la Giunta Avezzù che, sull’onda emozionale di un Consiglio Comunale molto affollato – era pieno, gente di Borsea, Sant’Apollinare, Pontecchio – ha chiesto a gran voce di essere tutelati perché all’epoca c’era all’orizzonte l’arrivo di un’attività che rientrava nelle cosiddette attività insalubri di prima di prima classe, ed era Ecoservizi da Brescia, che avrebbe portato qua i fanghi inquinati di Porto Marghera.
Negli anni si sono presentati all’orizzonte altre attività, ma tutte avevano la stessa caratteristica: erano le uniche attività che si sapeva volevano entrare in area interportuale. A quell’epoca Interporto faceva solo l’attività speculativa, immobiliare.
Dopo Ecoservizi si è presentata la colza, l’olio di colza, la E-Factory; poi Iniziative Industriali che era macinazione clinker; poi all’epoca della giunta Piva una centrale a pirolisi e, dulcis in fondo, nel 2012 un bitumificio che ha avuto il permesso di costruire, non si sa bene come perché, con l’articolo 23 vigente, non avrebbe potuto però l’ha ottenuto, dopo tre anni senza nemmeno iniziare a cantierare, ha ripresentato aumentando i volumi, ha chiesto un permesso di costruire per un ampliamento e lì si è bloccato tutto.
Si sono insediate attività come la Bellelli, che faceva assemblaggio meccanico, la Polimero alla ex Rigeneral Plast, che è quella che poi ha preso fuoco addirittura, la Solmec che voleva portare la verniciatura, e poi una ditta di cosmetici.
Avezzù ricorda anche il Consorzio Il Volo, a suo dire “circa 30-40 insediamenti artigianali, che dovevano portare 400 posti di lavoro” e che non decollò.
Da ricordare un problema con Ferrovie Italiane: si è sempre protestato per ottenere l’arrivo non solo di treni completi monoprodotto, ma anche di singoli vagoni, perché così avrebbero avuto molte più possibilità altri che in questo momento scelgono altre strade.
Da ricordare, inoltre, che nel 2009 Interporto non ha avuto la possibilità di avere un’opportunità storica: erano circa 20 milioni, di cui 13 a fondo perduto, che si calavano proprio perfettamente nell’alveo dell’intermodalità e per chissà quali strategie o volontà esterne, comunque date dalla politica locale, li abbiamo persi.
Note a piè del testo
(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Interporto_di_Rovigo
foto: https://www.freeimages.com/it/download/shipping-containers-on-loading-dock-1927740
