LUOGHI D’IMPATTO

La tutela dell’Ambiente

Ha a che vedere con il prendersi cura di aria, acqua e suolo: evitare di peggiorarne lo stato attuale ma anche mettere in atto azioni per migliorarlo.

Le autorizzazioni e gli Enti che le rilasciano

Le competenze per la tutela dell’ambiente, con riguardo agli scopi del presente sito, sono suddivise tra Ministeri dello Stato, Regioni, Provincie, Comuni. Questi organismi possono rilasciare delle autorizzazioni – che hanno nomi e scopi diversi – per permettere attività che potenzialmente (o realmente) impattano sull’ambiente.

Le lavorazioni industriali

Le attività industriali, di regola, non hanno lo scopo di trattare il rifiuto ma di produrre dei beni: nel processo industriale però spesso vengono create sostanze non altrimenti utilizzabili, cioè i rifiuti.

Lavorare i rifiuti

La lavorazione dei rifiuti è una particolare attività industriale che, per ovvi motivi, è sottoposta a norme stringenti e controlli serrati.

Le aziende – pubbliche o private – la cui attività prevede l’uso dei rifiuti, hanno l’obbligo di essere autorizzate. Può trattarsi di raccogliere rifiuti, di stoccarli (cioè tenerli in deposito), di trasformarli in modo più o meno complesso. Spesso di tratta di recuperare da essi del materiale che non è più considerato rifiuto (il cosiddetto end of waste o materia prima seconda, mps). Stessa necessità esiste anche per il semplice trasporto o l’intermediazione.

Le normative

La principale normativa sui rifiuti in Italia è il Decreto Legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che attua le direttive europee. Il decreto definisce le categorie di rifiuti (urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi) e stabilisce principi e obblighi su gestione, classificazione, trasporto, recupero e smaltimento, etc. con sanzioni in caso di inosservanza. (2)

L’elenco dei rifiuti (i codici CER o EER) comprende quasi un migliaio di voci classificate ciascuna con un apposito codice. Poco più di 400 sono considerati “rifiuti pericolosi“: sostanze sicuramente molto impattanti per l’ambiente. (3)

22 febbraio 2025 Manifestazione a Porto Viro contro l’Impianto di trattamento fanghi che sorgerebbe a Loreo, foto Paolo Giolo

E’ un dato di fatto che certe attività industriali sono più impattanti sull’ambiente rispetto ad altre: ad esempio, emettere grandi quantità di gas tossico in atmosfera, oppure scaricare nei fiumi sostanze altamente nocive. Gli impianti di lavorazione dei rifiuti, proprio per la natura delle sostanze trattate, sono potenzialmente molto impattanti.

Gli impianti di trattamento biomasse, che stanno sorgendo come funghi in tutto il basso Veneto, sono fra i più preoccupanti: odori nauseanti, nuvole di insetti, sostanze indesiderate (es. metalli, farmaci, pfas) che in genere finiscono nei campi: nutrimento per piante che in un modo o nell’altro entrano nella catena alimentare, gas dannosi (e a volte puzzolenti) liberati in atmosfera, come ammoniaca, CO2, etc. (5) (6) (7)

Scorrendo questa ipotetica lista nera, ai primi posti troviamo anche gli impianti che trattano terreni o acque inquinati, ad esempio le terre di Marghera inquinate da idrocarburi e altri composti. Meno odori e insetti, ma sostanze probabilmente più subdole perché più difficili da identificare e tenere sotto controllo. Possibile il riferimento al caso Ecopol di Rovigo. Discorso simile per gli impianti di trattamento dei fanghi di depurazione civile, cioè delle nostre case e delle acque reflue cittadine. (8)

Infine, giusto per non annoiare, un accenno agli impianti che trattano i rifiuti da raccolta urbana. La raccolta differenziata, oggi più spinta di un tempo, produce indubbiamente effetti positivi: una serie di materiali che un tempo finivano in discarica – a pagamento – oggi possono addirittura essere venduti e rappresentare un ricavo.
Qualche riga merita anche l’umido – altrimenti detta FORSU – e il verde – le potature urbane. La Forsu è per legge un rifiuto ma di fatto è una biomassa che può essere trattata per produrre compost – più o meno arricchito – per alimentare le piante dei campi o dei nostri giardini. Dato che nelle cucine delle nostre case di regola non maneggiamo sostanze particolarmente tossiche, in linea di massima la Forsu non è potenzialmente pericolosa ma potrebbe diventarlo se non gestita adeguatamente: ad esempio, potrebbe arrecare odori molto sgraditi.

Teniamo presente che qualsiasi attività umana, industriale o meno, produce un impatto sull’ambiente. Si tratta, come sempre, di proporzioni, di equilibri. Guardando un pò oltre, si possono mettere in atto attività che migliorano l’ambiente e lo aiutano a preservarsi.
La raccolta di numeri e nomi precisi unita all’analisi di documenti originali (es. una Determina della Provincia o un’Autorizzazione della Regione) aiutano a guardare una fotografia fedele alla realtà, per quanto possa non piacerci.
Se lo scopo è cercare di mantenere nel miglior modo possibile l’ambiente in cui viviamo, non è utile cedere a facili allarmismi – i titoli dei quotidiani ne sono un esempio – come non è utile far finta di nulla o, peggio, disconoscere ciò che accade sotto i nostri occhi: il modo di amministrare – o di non amministrare – una Comunità la dice lunga.

Concentrare gli impianti a biogas e gli impianti di trattamento terreni e acque inquinate nel basso Veneto – in particolare in Polesine – comporta un ingiusto danno per quell’ambiente e le persone che lì vivono, significa accorciare la loro vita di mesi o anni e sopperire (in parte) con i servizi sanitari a danni sulla popolazione che erano evitabili, servizi sanitari che tra l’altro paga la Comunità, non l’azienda che ha creato il problema.


Non si può invocare la libera iniziativa privata senza un perimetro: il ruolo della Politica e degli Enti Pubblici è quello di mediare, di controllare, di programmare con equilibrio.

22 febbraio 2025 Manifestazione a Porto Viro contro l’Impianto di trattamento fanghi che sorgerebbe a Loreo, foto Paolo Giolo

Doveroso ricordare alcune caratteristiche:
– 2 impianti hanno il processo autorizzativo in itinere;
– 1 impianto ha l’autorizzazione ma è in atto un ricorso;
– 2 impianti sono autorizzati ma in costruzione;
– in questa mappa non sono compresi gli Impianti a biomassa e gli Allevamenti intensivi, per i quali si rimanda alle apposite pagine. (5) (7)

N.B: di ogni impianto censito è stata verificata l’ultima autorizzazione in essere e i principali dati visualizzabili nella mappa.
Non sono stati considerati gli impianti con iter scaduti o archiviati; non sono stati considerati impianti dei quali non vi è alcuna informazione documentata.

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