Premessa
Secondo le rilevazioni meteorologiche, il mese di giugno 2025 ha registrato picchi ben superiori alle medie stagionali in numerose aree del paese. Ma un dato, più di altri, sintetizza la portata della trasformazione in corso: sulle Alpi, lo zero termico – la quota a cui la temperatura è pari o inferiore a 0°C – ha recentemente superato i 5.300 metri, sfiorando il record assoluto di 5.400. Un fenomeno che evidenzia la crescente fragilità e sofferenza dei ghiacciai alpini e racconta simbolicamente come le temperature elevate stiano conquistando spazi sempre più ampi, dalle cime delle montagne fino alle nostre città. Non si tratta più solo di picchi isolati, ma di un cambiamento strutturale che investe il nostro ambiente e modifica il modo in cui viviamo lo spazio urbano sottoposto all’aggravarsi del fenomeno denominato “isole di calore”. (Fonte Comune di Bologna)
L’isola di calore superficiale è un evento microclimatico per il quale il riscaldamento delle superfici artificiali impermeabili nelle aree urbane determina la formazione di veri e propri ‘arcipelaghi di calore’. In particolar modo nella stagione estiva, queste superfici artificiali – riscaldandosi rapidamente e accumulando molto calore – generano delle aree con temperature più alte che hanno implicazioni significative sulla vivibilità delle città e sulla salute delle persone. (fonte Marco Morabito, ricercatore del Cnr-Ibe e coordinatore della ricerca). Secondo i risultati raccolti, l’intensità delle isole di calore è strettamente legata alla topografia delle città. “Le città con maggiore complessità topografica e più verde nelle aree periferiche presentano differenze termiche più accentuate tra le zone centrali e quelle meno urbanizzate. Le città sono tra i luoghi più esposti agli effetti del riscaldamento e, al tempo stesso, possono diventare laboratori in cui sperimentare soluzioni concrete. Fonte “Ondate ed isole di calore urbane, l’esperienza di Padova. Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla giustizia climatica (Dipartimento ICEA, Università di Padova).
I rifugi climatici
Consistono in spazi pubblici o privati convenzionati, chiusi o aperti, adeguatamente attrezzati e gestiti, che offrono protezione ai cittadini nei periodi più caldi, senza alcuna distinzione economica o sociale (giustizia climatica), adeguatamente attrezzati, facilmente accessibili ed il più possibile distribuiti nel territorio urbano. I potenziali fruiti sono:
- anziani (es. che vivono soli);
- categorie socialmente deboli (es. migranti);
- famiglie a basso reddito (povertà energetica);
- persone in situazione di emarginazione sociale;
L’esperienza del Comune di Bologna
Il Comune di Bologna ha attivato una prima rete di rifugi climatici in spazi pubblici sull’esempio di altre città europee. Attualmente consistono in sette spazi interni, liberi e gratuiti, accessibili ai disabili, con aria condizionata, servizi igienici e acqua potabile. Gli spazi esterni, invece, sono otto e comprendono sette parchi e giardini pubblici e una piazza coperta che mantengono le loro regolari funzioni. I rifugi non offrono assistenza medica.
In occasione di previsione di allerta climatica, che rappresenti un rischio per la salute dei cittadini, viene diramato un allarme dai servizi regionali e dal Ministero della Salute, cui consegue l’attivazione dei rifugi climatici da parte del Comune. Lo scopo è rispondere all’esigenza sanitaria causata dalle ondate di calore.
I rifugi climatici devono offrire, negli spazi interni, oltre all’accesso libero e gratuito:
- aria condizionata;
- possibilità di sedersi gratuitamente;
- servizi igienici e accesso all’acqua potabile;
- accesso ai disabili.
Alcuni rifugi sono previsti in parchi e giardini pubblici che offrono sedute in aree ben ombreggiate, servizi igienici e fontanelle pubbliche, valutando che potrebbero essere comunque non adatti durante le ondate di calore. L’ubicazione di tutti i rifugi del Comune di Bologna sono descritti in più lingue in una mappa online, con la loro posizione ed indicazione del percorso più rapido per raggiungerli oltre alla indicazione dei servizi offerti ed i contatti utili
Esperienze di altre città italiane
(fonte di stampa)
Torino – Vanta ben 51 grandi parchi, alcuni dei quali dotati di giochi d’acqua dinamici. A ciò si aggiungono delle sale fresche. Elementi che rientrano nel Piano verde urbano cittadino, che ha predisposto la rimozione di asfalti scuri e piantato essenze a rapido ombreggiamento.
Firenze – 44 rifugi climatici, tra parchi, giardini e biblioteche, che rispondono a dei precisi criteri di ombreggiatura (>70%), accesso all’acqua e climatizzazione, laddove possibile. Il sito del Comune offre una mappa interattiva, così da poter individuare facilmente i luoghi indicati, con informazioni su orari e servizi disponibili;
Roma – Sono già 42 le biblioteche pubbliche accessibili, così come almeno 35 i parchi storici in attesa di mappatura ufficiale oltre alle tende mobili, camper giubilari e piscine comunali Entro il 2026 sarà presentato il progetto nella sua interezza, così da evidenziar tutti i “luoghi sicuri in cui trovare refrigerio”, (fonte assessora Sabrina Alfonsi)
Milano – Ben 18 milioni di mq di aree verdi e più di 50 case dell’acqua gratuite. Un censimento che si lega all’app “Resilienza Urbana”, che segnala i punti più freschi e le linee degli autobus “cool”.
Note a piè del testo
foto: https://www.freeimages.com/it/photo/temperature-1381160
