Paolo Armenio, Vicepresidente Confindustria Veneto Est con delega al Territorio di Rovigo – 29.07.23 (1)
“La nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di Interporto di Rovigo SpA, con l’impegno diretto di attori cardine della Logistica quali Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale e Consorzio ZAI e di competenze esperte, è una buona notizia …”
Comune Rovigo, settore Urbanistica DETERMINAZIONE N. 2090 DEL 12/06/2024 (2)
CONFERIMENTO INCARICO AD AVVOCATO ESTERNO ALL’ENTE – AVV. ALESSANDRO VERONESE – MDA STUDIO LEGALE E TRIBUTARIO – ASSISTENZA LEGALE EXTRA-GIUDIZIALE IN MATERIA URBANISTICA RELATIVAMENTE AD ASPETTI E PROFILI INERENTI ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLE ZONE PRODUTTIVE E PORTUALI DI ROVIGO – CIG: B203E924B2
Vanni Destro, Portavoce della Rete dei Comitati polesani per l’Ambiente – 12.07.24 (3)
“L’attuale sindaco di Rovigo Valeria Cittadin, quando era segretario provinciale della Cisl, fu uno dei più accesi sostenitori della riconversione a carbone “pulito” della centrale termoelettrica Enel di Polesine Camerini, tanto da perorare pure caldamente la causa dell’abolizione del parco del Delta del Po che vedeva come un ostacolo alla riconversione stessa”.
Dina Merlo, ex assessora all’Ambiente Comune di Rovigo – 14.07.24 (3)
“Si parte da Borsea con l’annuncio di voler presto modificare l’articolo 23 del regolamento di Interporto, introdotto e in vigore dai tempi dell’amministrazione del sindaco Fausto Merchiori, che vieta ancora oggi l’inserimento di nuove attività produttive inquinanti nella zona limitrofa al centro urbano della frazione e che ha consentito finora una protezione del livello di qualità dell’ambiente rispetto agli insediamenti nella vicina area interportuale.” …
“Questa modifica, apparentemente solo di carattere formale, apre la strada ad insediamenti impattanti senza che nelle valutazioni ambientali possano più essere richiamati i principi di tutela dei cittadini residenti. Paradossalmente questa solerzia nel cambiare le regole urbanistiche, proprio nel momento in cui investimenti regionali in Interporto e le opportunità di insediamenti nella logistica legati alle ZLS, potevano consentire un orientamento produttivo compatibile con le esigenze della cittadinanza.”
CGIL, CISL, UIL – segretari: Pieralberto Colmbo, Samuel Scavazzin, Gino Gregnanin – 28.07.24 (4)
“Per il mondo sindacale è un’occasione imprescindibile per definire un confronto costruttivo tra i portatori d’interesse pubblici e privati del mondo economico, politico e sociale, e opportunità importante per dare concretezza alle indicazioni sottoscritte sia a livello territoriale che regionale in merito alla necessità imprescindibile che la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sociale camminino insieme.
Ciò nell’ottica perseguita da anni da Cgil, Cisl e Uil secondo cui, per far tornare il territorio attrattivo, è fondamentale creare opportunità di sviluppo che guardino alla sostenibilità ambientale e sociale.” …
“la compatibilità tra ambiente e sviluppo è un obiettivo irrinunciabile delle attuali politiche regionali. Ma una impostazione vincolistica e settorializzata delle politiche ambientali, sia all’interno delle aree di tutela e di salvaguardia che nell’ambito di provvedimenti per la protezione delle risorse essenziali, non risolve il problema della sostenibilità dello sviluppo.”
Giacomo Prandini, segretario del circolo rodigino del PD – 29.07.24 (4)
… La norma era nata ai tempi della giunta Avezzù a inizio del duemila, per evitare l’arrivo dell’allora Ecoservizi, ditta bresciana che voleva realizzare un impianto di trattamento rifiuti, la norma venne ritoccata dalla successiva giunta Merchiori, per definire ancor più un tipo di insediamenti non impattante, mirata alla logistica e altre produzioni che non inquinano.
Secondo alcuni tali definizioni avrebbero impedito l’arrivo di industrie, secondo altri sono state utili per evitare, per esempio, il Cementificio, vincendo anche al TAR. …
Prandini sottolinea che “è tempo che l’argomento entri finalmente anche nell’aula del consiglio comunale per un esame approfondito e pubblico, e una ricognizione critica sulla adeguatezza ed efficacia degli strumenti di cui dispone l’amministrazione per assecondare al meglio un processo che tutti immaginiamo complesso, ma irrinunciabile.
Fra questi rientra lo storico articolo 23 approvato anni fa , giunta Merchiori, allo scopo immediato di scongiurare l’insediamento di due stabilimenti altamente inquinanti; è servito pertanto più che altro a limitare la discrezionalità del sindaco che il complesso di norme, già allora di salvaguardia, comunque lasciava.
Col tempo ha finito per assumere quella fama di ostacolo insormontabile che potrebbe aver scoraggiato (in qualche caso verosimilmente) chi avesse pensato di collocare attività produttive nell’area.”
Per questo motivo Prandini conclude evidenziando che “è una situazione da soppesare in modo pragmatico e condiviso, atteso che nel tempo molte cose sono cambiate ma che non sussistono attività produttive prive di rischio ambientale. Riteniamo perciò giusto farne oggetto di discussione allo scopo di ricercare efficienza senza aggravare i rischi.”
Edoardo Gaffeo, ex sindaco di Rovigo – 30.07.24 (3)
… “C’è uno strano clima, in città. Trasversale – dichiara Gaffeo – Come se si fosse coagulata l’idea che lo sviluppo industriale del nostro territorio sia limitato esclusivamente dalla presenza di norme e attitudini oscurantiste, che hanno portato negli anni ad una tutela cieca dell’ambiente, in spregio a qualsiasi logica e opportunità di crescita economica. Togliamo quindi questi inutili orpelli e milioni e milioni di euro di nuovi investimenti arriveranno, questo si dice…” commenta l’ex sindaco di Rovigo.
Gaffeo ricorda che “a meno che un’azienda non sia per definizione inquinante, e nessuno vorrebbe una azienda inquinante vera nel territorio, basta che chi vuole insediarsi metta nero su bianco un progetto industriale credibile per tutelare la salute dei cittadini.
Ma evidentemente nemmeno questo va bene, disturba troppo, è una cosa da pericolosi sovversivi anti-progresso” commenta.
L’articolo 23 del Piano Particolareggiato dell’area interportuale di Rovigo testualmente recita:
Nessun esercizio produttivo, la cui attività rientri tra quelle disciplinate dal D.Lgs 238/2005 e 152/2006 parte seconda e/o incluse tra quelle insalubri di prima classe previste dall’articolo 216 del RD 1265/34 e che comunque non corrispondono esclusivamente alle caratteristiche previste dalla lettera E) dell’art. 5, potrà insediarsi nella suddetta area a meno che il gestore non mette in atto adeguati e concreti interventi per evitare ogni ulteriore aggravio della salubrità e della qualità dell’ambiente circostante, come tutelato dalle norme vigenti e dalle pianificazioni di settore, oltre che possibili danni alla salute dei suoi abitanti, e fermo restando il rispetto dell’area in esame dei limiti di quali dell’aria ambiente stabiliti per la salvaguardia, della salute umana.
Pertanto alla domanda di permesso di costruire, ovvero all’istanza di rilascio, di altri atti di assenso comunale, il richiedente deve allegare una relazione tecnica, finalizzata alla richiesta di un parere igienico sanitario ed ambientale agli organi competenti, inerente il ciclo delle lavorazioni previste nonché una descrizione particolareggiata sulla consistenza delle acque di rifiuto, dei fiumi, delle esalazioni, delle polveri e dei rumori, non che una descrizione di ogni altro ulteriore intervento necessario ad evitare gli aggravi della salubrità e della qualità dell’ambiente.
L’atto di assenso comunale potrà quindi essere positivamente espresso ove gli organi competenti in materia igienico sanitaria ed ambientale, nei richiesti pareri, attestino l’assenza di un aggravamento della salubrità ambientale oltre che il rispetto nell’area in esame, dei limiti di qualità dell’aria ambiente stabiliti per la salvaguardia della salute umana.
Convinto sostenitore dell’idea che l’articolo vada benissimo così com’è, anzi, sarebbe da estendere a tutta l’area del Comune di Rovigo e non solo per quella portuale, Gaffeo conclude dichiarando: “sto ancora aspettando che qualcuno si degni di dirmi il nome di una sola azienda industriale non inquinante che ha dovuto negli anni rinunciare ad insediarsi nell’area interportuale di Rovigo a causa delle limitazioni imposte dall’art. 23” riferendosi alle accuse ricevute da Confindustria e Pd di Rovigo che hanno considerato l’art. 23 come ostacolo insormontabile per lo sviluppo della città.
Vanni Destro, Portavoce della Rete dei Comitati polesani per l’Ambiente – Movimento 5 Stelle di Rovigo – 31.07.24 (3)
… “Per evitare che il Comune di Rovigo diventi la “pattumiera” del Veneto, dove collocare le attività altrove indesiderate, l’articolo 23 – che regola le attività insalubri nelle aree dell’Interporto – va mantenuto ed esteso a tutto il territorio comunale” conclude Destro. …
“Qualcuno ritiene che non eistano aziende a zero impatto ambientale, esistono però aziende più o meno inquinanti e dannose per i cittadini, quindi perché dovremmo togliere una garanzia per la salute delle persone e l’ambiente?” si chiede il Movimento 5 Stelle di Rovigo.
Paolo Armenio, Vicepresidente Confindustria Veneto Est con delega al Territorio di Rovigo – 02.08.24 (3)

Paolo Armenio, Vicepresidente Confindustria Veneto Est con delega al Territorio di Rovigo – 03.08.24 (4)
… «Le nostre imprese hanno incorporato la sostenibilità come un fattore imperativo di sviluppo», afferma il vicepresidente Paolo Armenio. Uno sviluppo «che porta benessere alla comunità senza intaccare l’ambiente e il territorio, anzi valorizzandoli come punti di forza dell’habitat sui quali continuare a investire, coniugando gli obiettivi di sostenibilità, ambientale, economica e sociale, con lo sviluppo della competitività e la capacità attrattiva di nuovi investimenti produttivi».
…
Secondo Confindustria quella norma del 2008 «ha inibito qualsiasi progetto di insediamento e sviluppo (oltre metà degli 1,5 milioni di metri quadri sono disponibili, ma deserti), per renderla meglio attrezzata e più attrattiva per le attività manifatturiere, artigianali e industriali, senza deflettere minimamente da un quadro di regole stabile e certo per la salubrità e la tutela dell’ambiente».
Le modifiche
Gli Industriali propongono di cancellare la frase che parla di evitare “ogni ulteriore aggravio della salubrità e della qualità dell’ambiente circostante, come tutelato dalle norme vigenti e dalle pianificazioni di settore”, arrivando a un articolato che dice solo che chi si insedia dovrà evitare “possibili danni alla salute dei suoi abitanti”. Più avanti si punta a dire che chi si insedia potrà farlo se gli organi competenti in materia igienico-sanitaria e ambientale attestano che sono rispettati i limiti della qualità dell’aria e ambiente stabiliti a tutela della salute. Via, allora, la frase che venga certificata (tra virgolette quanto da togliere) “l’assenza di aggravamento della salubrità ambientale” nel progetto, non più “nell’area” di quest’ultimo.
«Due aspetti sono strategici per lo sviluppo sostenibile e l’attrattività – riprende Armenio – un sistema moderno ed efficiente di infrastrutture e logistica e la semplificazione e certezza delle procedure, meno discrezionali e vincolistiche. Per il primo occorre accelerare e puntare con decisione alla realizzazione delle opere infrastrutturali previste, per il secondo occorre uno snellimento degli iter e un’impostazione che non sia pregiudizialmente anti-industriale».
Il vicepresidente sottolinea di apprezzare «l’approccio costruttivo di Cgil, Cisl e Uil» sul modificare la norma «e il richiamo al Patto per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile volto a perseguire, attraverso le relazioni industriali, questi obiettivi». Così vi è l’auspicio che l’articolo 23 «diventi il terreno di un confronto serio e approfondito, nelle sedi istituzionali, sottratto al gioco strumentale (e inconcludente) di contrapposizioni preventive o di rivalse personali e disinformazione lesiva del bene comune. E segni l’avvio di un metodo di dialogo funzionale a ripensare il territorio come un ecosistema ben attrezzato nelle reti e nei servizi, capace realmente di favorire e attrarre investimenti, elementi indispensabili per creare valore aggiunto in termini economici, sociali e di innovazione. E invertire così una dinamica d’impresa e del lavoro in calo e le occasioni di sviluppo perse (anche di recente), nonostante le potenzialità del territorio».
Diego Foresti, Circolo Intercomunale di Rifondazione comunista e Sinistra europea A. Gramsci – 08.08.24 (3)
“Pertanto né relegato al solo regolamento dell’Interporto né tanto meno rivisto in senso permissivo. Il Polesine e il territorio limitrofo ha dato e continua a dare molto, anzi troppo, in relazione al suo numero di abitanti alla causa energetica, allo stoccaggio e trattamento di rifiuti, all’allevamento intensivo e alle attività ad esso collegate.”
Andrea Borgato, presidente del gruppo V.Bachelet e consigliere Civica per Rovigo – 08.08.24 (3)
La proposta di Armenio – secondo Borgato – rischia di “sfasciare” per sempre quella sottile linea di salvaguarda ambientale che ha permesso, sino ad ora, a Borsea e ai comuni limitrofi di contenere i danni alla salute pubblica, soffrendo già una posizione infelice in quanto prossimi a tutta la zona industriale.
Ci chiediamo perché quei 1,5 milioni di metri quadri ancora liberi non possano essere resi funzionali alla reale vocazione di quell’area, deputata alla logistica, con un progetto che finalmente consenta di creare opportunità di sviluppo che ottimizzino l’interscambio mercantile facendo funzionare, una volta per tutte, il sistema di trasporto gomma-ferro-acqua? O è più semplice rispondere alle richieste “interessate” di un’altra parte del Veneto che ha bisogno di fare pulizia a casa propria sfruttando quel Polesine e quella Rovigo che politicamente contano ancora troppo poco? Non si tratta di fare “disinformazione lesiva del bene comune”.
“Il nostro territorio deve promuovere uno sviluppo che sia consono alle sue potenzialità e peculiarità e non diventare “proprietà” altrui con progetti industriali estranei alle nostre caratteristiche”.
Silvia Muzzupappa, esponente rodigina del PD – 18.09.24 (3)
“La eventuale modifica dovrebbe essere discussa solo in presenza di buone ragioni – afferma Muzzupappa – ragioni che ora semplicemente non esistono: vogliamo davvero credere che l’assenza di investimenti nella nostra città si debba (a) una norma che sbarra la strada a insediamenti inquinanti, pericolosi per l’ambiente e la salute delle persone?” …
“Come iscritta sono felice che il PD, per bocca del consigliere e capogruppo Diego Crivellari, lo abbia scandito in modo chiaro” (anche se il segretario locale del partito pensa esattamente il contrario). …
Palmiro Franco Tosini, consigliere comunale PD – 20.09.24 (3)
Per quanto riguarda la già manifestata volontà di modifica dell’art. 23 del regolamento urbanistico di Interporto, Tosini commenta: “Non ci troviamo d’accordo con chi sostiene semplicisticamente l’opportunità di elidere dal testo vigente l’espressione “ogni ulteriore aggravio” che non consentirebbe in quell’area, a detta del Sindaco e di Confindustria, neppure l’attivazione di una semplice caldaia di un’abitazione, ignorando, oltre alla normativa statale, il principio di precauzione di diritto comunitario (direttiva 99/62/CE) in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria”.
Per Tosini, inoltre, la discussione dovrà coinvolgere anche i Comuni limitrofi di Bosaro e Pontecchio Polesine.
Andrea Bimbatti, assessore all’Urbanistica e Vice sindaco – 21.11.24 (3)
… la giunta nel pomeriggio di giovedì 21 novembre 2024 ha approvato l’atto di indirizzo che dà mandato formalmente all’Urbanistica di attivarsi per la redazione di una specifica variante al piano particolareggiato per le zone produttive e portuali di Rovigo così detto Interporto.
“Gli uffici provvederanno anche attraverso l’utilizzo di incarichi esterni, alla modifica del piano, valutando anche l’ipotesi della stesura di un nuovo piano urbanistico che andrebbe a regolare definitivamente e in modo innovativo tutta la zona interessata” afferma Bimbatti.
“Tra le modifiche è confermata quella dell’art. 23 così come l’amministrazione si era impegnata (accettando la proposta di Confindustria). Il tutto sarà finalizzato a soddisfare le istanze dei cittadini, imprese, operatori economici e le intenzioni dell’amministrazione comunale in tema di sviluppo economico del territorio, ribadendo l’attenzione verso la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.
La Zls interessa anche le aree di cui al piano particolareggiato per le quali si prospetta un’occasione di futuro rilancio e sviluppo, dopo le recenti crisi economiche che hanno colpito l’economia con stagnazione di consumi e contrazione dell’offerta di lavoro e del numero di nuove imprese – spiega il vicesindaco di Rovigo – Nel recente periodo si sono affacciati potenziali operatori economici interessati ad attivare investimenti sul territorio comunale, ma in particolare nell’area interportuale, vista l’unicità dei luoghi dove l’unione del trasporto su gomma, rotaia ed acqua costituisce un unicum nel panorama padano veneto. …”
Giunta Comune Rovigo – 21.11.24 (2)
VERBALE DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 264 DEL 21/11/2024
ATTO DI INDIRIZZO AL SETTORE “URBANISTICA” IN MERITO AL PIANO PARTICOLAREGGIATO PER LE ZONE PRODUTTIVE E PORTUALI DI ROVIGO
Edoardo Gaffeo, ex sindaco di Rovigo – 25.11.24 (3)
“Su questione Interporto, piano particolareggiato e art. 23 è necessario essere chiari, perché la questione è estremamente seria. Meglio procedere quindi per punti” afferma Edoardo Gaffeo, presidente della associazione Civica per Rovigo ed ex sindaco del capoluogo.
“Quando parliamo di insediamenti produttivi in area interportuale, parliamo di aree di proprietà privata. La società Interporto di Rovigo SpA, di proprietà pubblica (e in cui il Comune di Rovigo detiene una quota) non possiede aree libere, sono tutte da tempo già occupate da insediamenti logistico-produttivi.
Le aree libere in zona interportuale sono state inserite nel 2022 nella cosiddetta ZIs (zona logistica semplificata istituita con il Dpem del 5 ottobre 2022).
Questa cosa è avvenuta dunque durante l’amministrazione Gaffeo, perché in precedenza nessuno si era minimamente preoccupato di inserire in quel progetto il Comune Capoluogo e l’unica infrastruttura interportuale in grado collegare il porto di Marghera con un potenziale “retroporto” posizionato lungo l’asta del Po a oltre 80 km di distanza.
L’intera area interportuale è dotata di uno strumento urbanistico dedicato, il cosiddetto Piano Particolareggiato, che scadrà a cavallo tra il 2025 e il 2026. Quindi, sulla base di quanto sostengono gli uffici del Comune, è ancora in vigore. Il famoso Articolo 23 è lì dentro” precisa Gaffeo.
“E’ bene osservare che, sulla base di quanto scritto nell’Art. 23, nessuna delle grandi aziende logistiche insediatesi in questi anni in Polesine – come ad esempio Amazon – sarebbe stata minimamente impedita dal farlo. Cosa che vale anche per qualsiasi azienda, metalmeccanica o di servizi avanzati, che volesse insediarsi in area interportuale. A meno che non rientri nelle liste stabilite dalla legge che classifica le produzioni inquinanti di classe I e II.
Perché Amazon, e altre grandi aziende logistiche, hanno quindi scelto Castelguglielmo/San Bellino e non l’interporto? Al di là delle potenziali differenze di prezzo delle aree, la questione vera è non certo per l’Art. 23, bensì un articolo del Piano Particolareggiato che finora nessuno – né la Sindaco Cittadin, né il Vicesindaco Bimbatti né Confindustria, che senza troppi infingimenti si è intestata la paternità dell’operazione – ha mai evidenziato.
Sto parlando dell’Articolo 5, che stabilisce che un’azienda che intende insediarsi in area interportuale con un impianto di proprietà debba garantire l’uso di almeno due delle tre modalità di trasporto nell’ambito della propria attività. Quindi gomma/ferro, o gomma/acqua, e così via. Chiaramente, per il proprio modello di business Amazon usa solo gomma, e quindi in area interportuale non poteva andarci.
Se, per facilitare lo sviluppo del territorio, si vuole mettere mano a quella norma, nulla osta. Civica per Rovigo e Forum dei Cittadini sono disposti a dare il proprio contributo in sede di dibattito consiliare, nello spirito di contribuire ad uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale.
Ma in tutto questo l’Art. 23 non c’entra proprio nulla, essendo un presidio a tutela della salute dei cittadini e basato interamente sul principio di precauzione.
Chiunque usi la scusa dell’Articolo 23 per dire che rappresentata o ha rappresentato un freno allo sviluppo mente, sapendo di mentire” conclude l’ex sindaco di Rovigo.
Palmiro Franco Tosini, consigliere comunale PD – 26.11.24 (3)
“Lo scorso Ottobre avevo inviato al Sindaco, a ciascun Consigliere e componente di Giunta, con l’intento di poter fornire un contributo consapevole al confronto in Consiglio, il mio parere sulla questione, dopo averla esaminata dal punto di vista normativo-giurisprudenziale, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato n. 2964 dell’11/5/2020.
Concludevo che non si dovesse accedere ad alcuna modifica del citato art. 23 NTA; opinione personale che avrei voluto confrontarla con chi, magari per partito preso, è di diverso avviso” ricorda Tosini.
“Osservavo che il CdS precisava con la propria decisione che, anche a prescindere dalla questione urbanistica relativa al rispetto delle norme tecniche di attuazione del Piano particolareggiato, la classificazione quale industria insalubre, ai sensi dell’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie (R.D. 1265/1934) comporta l’applicazione comunque dei poteri generali di controllo su tali attività attribuiti al Sindaco da tale disposizione. La giurisprudenza consolidata del CdS ritiene, infatti, che le disposizioni degli artt. 216 e 217 del R.D. 1265/1934 attribuiscano al Sindaco, ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere tecnico ha funzione consultiva ed endoprocedimentale, un ampio potere di valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate “insalubri” per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle pur rispettabili dell’attività produttiva, anche prescindendo da situazioni di emergenza.
Ora, è evidente che alla luce dell’orientamento espresso dal CdS la modifica che Confindustria vorrebbe apportare all’art. 23 NTA Interporto di Rovigo sia del tutto inutile, non sortendo alcun effetto pratico nel senso auspicato da Confindustria Veneto e da chi condivide tale posizione.
Non si supererebbe cioè, l’ampio potere di valutazione in capo al Sindaco, della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate insalubri.
Né si supererebbe “i/ principio di precauzione” di diritto comunitario, che obbliga le autorità competenti di adottare tutti i provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse di tali valori sugli altri interessi concorrenti.
Non è da sottovalutare infine che Rovigo è forse il comune più inquinato del Veneto, già indicato dalla Regione in zona “A” di rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme per il PM10. Anche per tale motivo ogni intervento sulla modifica dell’art. 23 si appaleserebbe privo di qualsiasi finalità pratica.
Pertanto fare riferimento all’opportunità di riformare l’art. 23, con il pretesto di implementare uno sviluppo industriale e lavorativo, è del tutto errato. Forse le norme da cambiare sono altre come da più parti sostenuto. Tutto questo meritava un approfondimento che ci è stato negato.
Con il consigliere Diego Crivellari non potevamo che stigmatizzare la scelta di questa Amministrazione di aver voluto evitare un confronto in Consiglio che avrebbe contribuito a una seria presa di coscienza e ad esprimere un voto più consapevole.
Quando si discute su temi, come la salute e l’ambiente, le posizioni preconcette e di partito non dovrebbero condizionare il voto e il confronto in un consesso consiliare avrebbe, forse, dato qualche elemento in più per decidere responsabilmente” conclude Tosini.
Consiglio Comune Rovigo – 20.03.25 (2)
VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 3 DEL 20/03/2025, MOZIONE: RICHIESTA DI APPROPRIATE VERIFICHE TECNICO-AMBIENTALI A FRONTE DEGLI INTENDIMENTI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ADOZIONE DI SPECIFICA VARIANTE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO PER LE ZONE PRODUTTIVE E PORTUALI DI ROVIGO …
Quindi la mozione è respinta con 9 voti favorevoli e 19 voti contrari.
Note a piè del testo
(1) https://www.rovigoinfocitta.it/
(2) Albo Pretorio Comune di Rovigo
(3) https://www.rovigo.news/
(4) www.gazzettino.it
foto: https://www.freeimages.com/it/download/shipping-containers-on-loading-dock-1927740
