Cambiamenti climatici, territori, diversità
Fonte “Ondate ed isole di calore urbane, l’esperienza di Padova: Una questione di giustizia climatica, a cura del gruppo di ricerca del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla giustizia climatica (Dipartimento ICEA, Università di Padova) e del Master di II livello in GIScience e SPR. Salvatore Pappalardo, Carlo Zanetti, Valeria Todeschi, Andrea Santaterra, Francesca Peroni, Edoardo Crescini, Daniele Codato, Francesco Facchinelli, Giuseppe Della Fera, Massimo De Marchi. Gli studi del gruppo di ricerca “Cambiamenti climatici, territori, diversità”. Impatto delle ondate ed isole di calore a Padova: questioni di giustizia climatica. Estratto
Le aree urbanizzate, per cementificazione e morfologia urbana, rappresentano delle “casse di amplificazione” per le ondate di calore e, di conseguenza, per il rischio climatico associato. Il fenomeno delle isole di calore urbane (T.R. Oke, 1973 Geography & Atmospheric Science, University of British Columbia) genera un “arcipelago” di “isole” a diversa intensità, con differenze di temperatura che possono arrivare sino a 10 °C rispetto a quelli registrati nei vicini contesti rurali, al di fuori delle città.

Durante le ondate di caldo estremo, le isole di calore amplificano in maniera spazialmente differenziata gli estremi climatici in area urbana, in particolare si generano le:
- notti tropicali (temperature minime superiori a 20 °C)
- temperature massime giornaliere.
Questi estremi climatici non sono equamente distribuiti, né all’interno del territorio urbano né nelle diverse fasce e categorie sociali della popolazione perchè colpiscono soprattutto soggetti sensibili al caldo estremo (Kovats et al., 2004; Morabito et al., 2015; Nayak et al., 2018), esasperano e polarizzano le vulnerabilità sociali preesistenti, aumentando il divario e le disparità e ponendo l’urgenza di una giustizia climatica e del diritto di abitare anche in zone critiche della città.
La vulnerabilità sociale riguarda “chi vive” e “dove”:
- anziani (con età superiore ai 65 anni ed anziani che vivono soli);
- bambini (sotto i 5 anni);
- categorie socialmente deboli (es. migranti)
- famiglie a basso reddito (>10.000€, povertà energetica)
- situazioni di emarginazione sociale
Studi pubblicati sulle riviste scientifiche Landscape and Urban Planning (Pappalardo et al. 2023) e International Journal of Geo-information (Todeschi et al. 2022). Scienza dell’Informazione Geografica (GIScience), immagini multispettrali dei satelliti Landsat 8 e 9 (NASA/USGS) e quelle di Sentinel-3 (Programma Copernicus, UE) ed integrati da dati demografici, sociali ed economici nell’analisi di rischio climatico, gli hotspot e le criticità associate in termini di giustizia climatica,
Le analisi territoriali dell’estate 2022 a Padova mostrano che l’intensità delle isole di calore è notevolmente più elevata in settori della città con ampie e continue aree di suolo consumato. Ad esempio, le anomalie di temperatura superficiale (Land Surface Temperature, LST) rilevate a Padova possono variare da 3.1 a 8.7 °C., e si rileva un aumento medio di temperatura di 0.3 °C ogni 10% di suolo consumato. A Padova, la quinta città in Italia per consumo di suolo (50% delle superfici cementificate) ISPRA 2022), si rileva un incremento della frequenza e durata delle ondate di caldo e la conseguente intensità nelle isole di calore urbano.
Contemporaneamente, i ricercatori dell’Università di Padova hanno rilevato il numero crescente di tropical nights, definite come le notti in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C.a causadel calore accumulato durante il giorno nelle aree fortemente impermeabilizzate, e ad esempio a Legnaro le 8 notti tropicali all’anno (media negli ultimi 10 anni) sono diventate 26 notti, e che critico anno 2022, sempre a Legnaro sono state rilevate 44 notti tropicali, ovvero quasi la metà dell’estate, al Portello di Padova sono state registrate oltre il triplo delle notti tropicali (76) rispetto all’area meno urbanizzata del Basso Isonzo (23), creando un crescente disagio fisico notevole, soprattutto per le persone anziane e coloro che soffrono di patologie cardio-respiratorie, aumentando il rischio di malattie e decessi.
La recente “Strategia del Suolo per il 2030” (EU Soil Strategy 2030, adottata dalla UE il 17 novembre 2021) rimarca come sia prioritario
- evitare nuovo consumo di suolo;
- mettere in atto sia misure di compensazione che prevedano anche la depavimentazione di aree critiche
- mitigazione e adattamento, adottando le cosiddette soluzioni “Nature-based”, come la realizzazione di parchi, tetti e pareti verdi, corridoi fluviali e canali urbani.
Tali elementi diventano fondamentali e dovrebbero essere inseriti ed attuati nell’ambito della pianificazione urbana resiliente e nei piani di adattamento climatico, infatti numerose città in Europa e nel Mondo si stanno attrezzando con piani di adattamento climatico e con misure concrete per mitigare l’effetto delle isole di calore e migliorare la qualità della vita dei cittadini tramite:
- realizzazione di “isole di verde” urbane;
- corridoi ecologici per ripristinare alcuni servizi ecosistemici;
- boschi urbani, o un parco ben vegetato da formazioni arboree in salute;
- reticolo idrografico minore e dagli ecosistemi ripariali;
Questi interventi sono un “condizionatore naturale” di quartiere, abbassando in maniera significativa, tramite i processi di evapotraspirazione e l’ombreggiamento, la temperatura. I parchi urbani possono abbassare la temperatura da 5 a 12 °C rispetto all’ambiente circostante (O’Malley del 2015).
L’aumento della temperatura richiede un maggiore uso di sistemi di raffrescamento, con un incremento dei consumi energetici e dei loro costi e causare potenziali blackout.
Pertanto il verde urbano, di “qualità” in termini di specie vegetali presenti, la sua distribuzione in città, la connettività e la sua accessibilità diventano elementi fondamentali per mitigare le ondate di calore e ridurre il rischio climatico associato.

In assenza di azioni concrete ed urgenti,
è stato ipotizzato il quadro climatico del territorio urbano di Padova proiettato al 2100, quando le ondate di calore estremo passeranno dalle attuali 2-3 all’anno alle 5-6 , con incremento significativo sia nella durata sia nell’intensità, ed il numero di giorni con temperature massime superiori a 35 °C, raggiungerà il numero di 50-60. Stessa tendenza si osserva per le notti tropicali, che diventeranno praticamente la norma durante l’estate del 2100, con 100 giorni all’anno in cui la temperatura minima notturna non scenderà al di sotto dei 20°C.
Le ondate di calore che in Europa saranno la nuova normalità climatica, che hanno già “rotto” numerosi record storici di temperatura, con impatti notevoli sui territori urbani e sui gruppi sociali più vulnerabili:
- 47.0 °C a Pinhão (Portogallo),
- oltre 40 °C nel nord del Regno Unito,
- 40 °C ad Amburgo (Germania).
- 47 °C a Palermo (Osservatorio INAF)
- 48 °C a Jerzu (Sardegna, fonte ARPA).
Gli ultimi otto anni (2014-2022) sono stati, per l’intero Pianeta, quelli in assoluto più caldi, dal 1850 (WMO, 2023).
In particolare, a livello globale, nel 2024 i giorni compresi tra il 3 ed il 6 luglio sono stati i giorni più caldi negli ultimi 120.000 anni ed i tempi di ritorno per eventi di caldo estremo diverrà da due volte per secolo negli anni 2000 a due volte ogni dieci anni (Christidis et al. 2015), così l’aumento della frequenza, della magnitudo e durata delle ondate di calore in gran parte delle terre emerse è “virtualmente certo” 99%-100% di probabilità (IPCC, AR6, 2022)
In Europa, la “forza” del cambiamento climatico è assai maggiore rispetto alla media globale, l’aumento di temperatura, comparata con valori preindustriali (1800), risulta essere attualmente quasi il doppio, ossia un incremento di +2.2 °C rispetto a quello medio globale di +1.2 °C (WMO, 2023).
L’OMS ritiene che le ondate di calore siano tra le calamità più pericolose ma che, a causa della difficoltà nella stima delle morti associate e degli impatti complessivi sul territorio, non ricevano un’adeguata attenzione da parte di istituzioni di governo e dei media mainstream (WHO, 2022), 3 causano un aumento dei tassi di mortalità e di patologie correlate a tali eventi estremi (Lancet 2022).
È stato stimato che in Europa, tra il 1998 ed il 2017, più di 166.000 persone sono decedute a causa di ondate di calore; 70.000 decessi nel 2003 (WHO, 2022), le aree più colpite sono le aree urbane e periurbane dove l’effetto delle ondate di calore viene amplificato nelle isole di calore urbane.
Un recente ed importante studio pubblicato su “Nature Medicine”, inoltre, ha stimato che le intense e prolungate ondate di calore dell’estate del 2022 hanno provocato in Europa oltre 61.000 morti. In 11 città europee ha evidenziato l’associazione delle “notti tropicali” e dei giorni con temperature massime estreme con eccessi di mortalità.
I Paesi più esposti al rischio climatico risultano essere quelli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, nel 2022 l’Italia, con 18.000 morti in totale e 295 morti per milione di abitanti, è stato il Paese più colpito; seguono Grecia (280 morti per milione) e Spagna (237 morti per milione), la mortalità causata dalle ondate di calore non è “equamente ripartita” tra la popolazione, ma coinvolge maggiormente le donne (63%) ed aumenta in funzione dell’età colpendo maggiormente gli anziani (over 65 anni).
Le aree con maggior tasso di mortalità correlata alle ondate di calore risultano essere, a livello europeo, le Province della Pianura Padano-veneto-romagnola ed alcune zone nel Sud Italia.
A causa dei cambiamenti climatici, l’esposizione della popolazione al pericolo legato ad estremi climatici come le ondate di calore è in continuo aumento., ed è stato infatti stimato che, dal 2000 al 2016, il numero di persone esposte alle ondate di calore è aumentato di 125 milioni.
Si stima che entro la fine del secolo arriveremo a circa 2.7 °C di surriscaldamento globale e per “Nature Sustainability” anche per la società umana sono presenti dei range climatici che definiscono la cosiddetta nicchia climatica, oltre ai quali non è possibile vivere.
Secondo l’OMS le ondate di calore sono fenomeni di estrema importanza che mettono a repentaglio i sistemi sanitari e quelli per la gestione delle emergenze (WMO, 2023), metà della popolazione mondiale sarà fuori dalle nicchie climatiche.
Conclusioni: la crisi climatica antropogenico, causata dai gas climalteranti è una minaccia esistenziale per la specie umana. Si prevede che il 70% degli abitanti della terra vivranno in aree urbane, è quindi indifferibile gestire il territorio urbano come un ecosistema urbano complesso e sensibile, dove le poche aree verdi vadano fortemente implementate e diffuse nel territorio, per diventare ecosistemi funzionali e resilienti al cambiamento climatico, in sinergia con il sistema di acque superficiali della città e nel rispetto dei diritti delle categorie più deboli e meno abbienti.
Cambiamento climatico, quali sono gli strumenti comunali?
MASER PLAN del VERDE PUBBLICO URBANO DEL COMUNE DI ROVIGO, DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 552 DEL 28/12/2023
REGOLAMENTO EDILIZIO DEL COMUNE DI ROVIGO, DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE n. 48 del 29.07.2021
PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) DEL COMUNE DI ROVIGO (PIANO D’AZIONE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE E IL CLIMA, DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE n. 6 DEL 12/01/2024
Regolamento Edilizio Comunale (R.E.C.)
CAPO III – TUTELA DEGLI SPAZI VERDI E DELL’AMBIENTE
ART. 54 – AREE VERDI
1. L’Amministrazione Comunale riconosce il verde come elemento qualificante del contesto urbano. Il verde favorisce il miglioramento della qualità urbana, attraverso i benefici che le specie vegetali arboree apportano al microclima, alla qualità dell’aria, al ciclo delle acque, e contribuisce alla salvaguardia della biodiversità
ART. 55 – PARCHI URBANI E GIARDINI DI INTERESSE STORICO E DOCUMENTALE
1. L’Amministrazione Comunale, nella consapevolezza che il verde rappresenta un fattore di miglioramento della qualità della vita dei residenti, favorisce lo sviluppo, la progettazione, la cura e la gestione dei parchi urbani, direttamente e/o promuovendo interventi di sussidiarietà orizzontale.
PAESC del Comune di Rovigo PIANO D’AZIONE PER L’ENERGIA SOSTENIBILE E IL CLIMA,
estratto
- OBIETTIVI
La Macro-azione prevede il mantenimento e l’implementazione del sistema del verde, inteso come rete, articolato in tre macro livelli:
– il verde urbano;
– il verde extraurbano esterno alle aree naturalistiche tutelate;
– il verde extraurbano appartenente alle aree naturalistiche tutelate (sia pubblico che privato).
Il verde urbano svolge importanti funzioni climatiche ed ecologiche, urbanistiche e sociali, contribuendo al miglioramento della qualità urbana e svolgendo funzioni essenziali per la salute pubblica contrastando l’inquinamento atmosferico, termico ed acustico.
Nell’ambito delle azioni di adattamento al cambiamento climatico il verde urbano contribuisce ad attutire l’effetto isola di calore e a rallentare il deflusso delle acque meteoriche, a ridurre le temperature e a creare situazioni di benessere e vivibilità estiva delle città attraverso l’ombreggiamento delle persone, dei veicoli e degli edifici, la capacità delle foglie di riflettere verso lo spazio la componente infrarossa della radiazione solare, l’assorbimento della luce solare per sviluppare la funzione clorofilliana e infine attraverso l’evapotraspirazione per mantenere “fredde” le foglie.
In ambito extraurbano le funzioni sono molteplici: dall’assorbimento di inquinanti al contenimento dell’erosione del suolo, alla creazione di aree rifugio per la fauna alla mitigazione microclimatica.
- STRUMENTI
La Macro-azione si attiva tramite: implementazione del concetto del “verde” come risorsa negli strumenti pianificatori tradizionali
P_06_01 INCREMENTO DELLA FORESTAZIONE URBANA / EXTRAURBANA
P_06_02 MASTERPLAN DEL VERDE
P_06_03 AUTOPRODUZIONE ED ORTI URBANI
- OBIETTIVI
– incrementare la forestazione urbana ed extraurbana (qui intesa sia come riforestazione di aree precedentemente interessate da copertura arborea che afforestazione ovvero forestazione di aree ex novo.
Secondo la Strategia nazionale per il verde urbano, infatti, la forestazione urbana può essere definita come “una rete o un sistema che include le foreste, i gruppi di alberi e i singoli alberi che si trovano in aree urbane e periurbane”. I benefici relativi della forestazione urbana sono molteplici:
– aumento del drenaggio e rallentamento del deflusso meteorico;
– mitigazione dell’inquinamento atmosferico, delle acque e del suolo;
– miglioramento delle condizioni climatiche e mitigazione delle isole di calore;
– riduzione della temperatura;
– luoghi di rifugio/riparo e riproduzione della fauna;
– aumento del valore della proprietà limitrofe e degli edifici;
– miglioramento delle condizioni di salute dell’individuo.
– contrastare l’impermeabilizzazione delle superfici, conseguenza della crescente urbanizzazione, aumentando le aree in grado di ricevere per infiltrazione l’acqua piovana con la conseguente diminuzione di allagamenti improvvisi nelle città in compresenza di fenomeni metereologici intensi dovuti al cambiamento climatico;
– ridurre l’effetto “isola di calore“.
Il suolo sigillato contribuisce all’effetto isola di calore urbana, fenomeno che tuttavia può essere contrastato grazie alla presenza di aree verdi che svolgono una serie di funzioni ecologiche, ambientali, economiche e sociali di primaria importanza: mitigano il clima locale grazie alla loro capacità di regolazione del ciclo dell’acqua (filtrazione, controllo dei corsi d’acqua e del ruscellamento superficiale), consentono la connettività tra ecosistemi differenti e contribuiscono al sequestro di gas serra e delle polveri sottoli.
– migliorare la qualità del patrimonio arboreo;
– accrescere la copertura arborea;
– adeguamento ai cambiamenti climatici garantendo che almeno il 30% delle specie piantate siano adatte al cambiamento.
- STRUMENTI
Redazione del Piano del Verde. Il Piano del Verde è uno strumento di pianificazione di settore, integrativo dello Strumento urbanistico generale che partendo dall’analisi dettagliata del patrimonio verde del Comune ne definisce lo sviluppo quantitativo e qualitativo nel medio e lungo periodo, anche in previsione della futura trasformazione urbanistica-territoriale. Il Piano del Verde deve comporre l’assetto del sistema del verde urbano e peri-urbano definendone i principi e fissando i criteri d’indirizzo per la realizzazione di aree verdi pubbliche nell’arco della futura pianificazione urbanistica generale (art. 6, comma 1 lettera e della Legge n° 10/2013).
Le attività correlate all’attuazione della Pianificazione del verde sono:
– realizzazione del censimento dello stato di fatto del verde urbano;
– la sensibilizzazione dei cittadini sul valore degli alberi e del verde attivando forme di partecipazione rivolte alla sua conservazione e al suo sviluppo;
– sviluppo e/o gestione degli spazi verdi urbani anche tramite l’incentivazione dell’iniziativa dei privati quali ad esempio:
– rinverdimento di aree oggetto di nuova edificazione o di significativa ristrutturazione urbanistico-edilizia;
– individuazione delle aree di forestazione e afforestazione;
– incremento, conservazione e tutela del patrimonio arboreo nelle aree scoperte di pertinenza degli edifici esistenti;
– trasformazione di lastrici solari in giardini pensili;
– rinverdimento delle pareti degli edifici verticale e/o verde pensile;
– attribuzione della manutenzione di spazi verdi a cittadini e/o ad associazioni in forma gratuita (es: sponsorizzazioni in cambio di pubblicità con cartellonistica o altro).
Master Plan del Verde Pubblico Urbano del Comune di Rovigo, 2023
(estratto)
Il contesto globale nel quale gli attori locali agiscono e quello dell’Agenda 2030, con i suoi 17 obiettivi di sostenibilità. Molti sono tra questi goal, quelli che hanno qualcosa a che vedere, come azione o come risultato, con il verde urbano. Tre, sono quelli che principalmente hanno a che fare con esso:
– il goal 11: “CITTA E COMUNITA SOSTENIBILI. Rendere le citta e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”.
– il goal 13: “LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO. Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”.
– il goal 15: “VITA SULLA TERRA. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica”.
In sintesi estrema, si può quindi dire che il Master Plan del Verde Pubblico Urbano del Comune di Rovigoha questi obiettivi:
– il miglioramento delle aree verdi attuali
– l’incremento della quantità e della estensione delle aree verdi
– l’incremento delle alberature
– la realizzazione di collegamenti “dolci” tra aree verdi
– la realizzazione di connessioni verdi tra aree agricole e aree antropizzate
Appunti
- Rovigo è la città del Veneto che ha il più alto valore annuale di Pm 2,5 pari a 50 μg/m³ (Arpav), e per i Pm10 Rovigo centro ha una media annua di 50 μg/m³, Badia 31, Borsea 28 e Adria 26, il nuovo limite stabilito dalla Commissione europea sarà 20 microgrammi, mentre l’Oms indica come accettabile fino a 15. Rovigo, inoltre, ha superato 57 volte l’anno il limite giornaliero di 50 μg/m³.
- Asfalti riflettenti, aumento albedo. Depavimentazione dei piazzali e parcheggi.
- Non è stata valutata la criticità dell’ozono in estate nelle aree verdi https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/a-proposito-di-ozono.


Note a piè del testo
foto: https://www.pexels.com/photo/silhouette-photography-of-grass-1454752/
